Riforma Maroni, questa sconosciuta
Quasi un lavoratore su due ha le idee ancora confuse
È ormai agli sgoccioli la scadenza della delega per la riforma della previdenza complementare che introduce il sistema del silenzio-assenso per il conferimento del Tfr ai fondi pensione.
Nei primi sei mesi dall’assunzione o comunque nei primi sei mesi dall’avvio delle nuove regole (1° gennaio) il lavoratore potrà decidere se lasciare il Tfr in azienda o a quale forma di previdenza complementare conferirlo. In assenza di una diversa indicazione da parte dell’interessato, il Tfr sarà trasferito alla forma prevista dai contratti collettivi anche territoriali, salvo sia intervenuto un diverso accordo aziendale.
Riguardo al contributo aggiuntivo del datore di lavoro al Tfr e al contributo del lavoratore, sarà versato dall’azienda al fondo solo se la forma previdenziale scelta dal lavoratore sarà prevista dal contratto. Se il contratto prevede che il contributo sia destinato solo ai fondi negoziali, il lavoratore perderà il diritto a questo contributo passando a un altro fondo.
Infine, le imprese che conferiranno il Tfr ai fondi avranno una riduzione del costo del lavoro equivalente alla differenza tra il costo del Tfr (il 3%) e quello del finanziamento sostitutivo (con un tetto) chiesto al sistema bancario. La riduzione del costo del lavoro avverrà attraverso la riduzione degli oneri impropri (malattia, maternità, assegni familiari). Inoltre, le aziende che versano il loro Tfr non dovranno più pagare lo 0,20% adesso previsto a garanzia del Tfr stesso.
Quasi un lavoratore su due, però, secondo un sondaggio di Bsi Gamma Foundation - CorrierEconomia, ha idee ancora confuse sulla riforma Maroni. Il 47% degli intervistati non sa che il Tfr offre una garanzia di rendimento: alla fine della carriera la liquidazione sarebbe rivalutata secondo le norme, che stabiliscono un tasso del 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo accertato dall’Istat, più una parte fissa pari all’1,5%.
Riguardo alla regola del trasferimento del Tfr attraverso il silenzio-assenso, il 41% del campione si è dichiarato favorevole a mantenere la liquidazione in azienda, dimostrando poca fiducia, quindi, sulla riforma.
Se si osservano i dati per fascia d’età, si rileva una crescita della percentuale che sale dal 31% sino a 34 anni al 49% della fascia tra i 45-64 anni. Ciò è facilmente comprensibile se si considera che per i lavoratori di fascia d’età più alta, che avranno il vitalizio calcolato con il metodo retributivo, la pensione di scorta sarà meno necessaria. Al contrario, essa sarà imprescindibile per i giovani.
Dal sondaggio emerge, inoltre, che il 35% degli interpellati pensa di trasferire il Tfr a fondi chiusi di categoria, il 16% non esprimerà alcuna indicazione (e quindi ricadrà nel silenzio-assenso), il 12% sceglierà i fondi (promossi da compagnie d’assicurazione, banche eccetera), i piani individuali pensionistici (Pip) o le polizze pensionistiche.